I mercati del contadino

Il MERCATO DEL CONTADINO non è semplicemente una vendita diretta dal produttore al consumatore, ma si concretizza grazie al rapporto con l’azienda agricola e ad un nuovo modello di crescita. Il consumatore incontra il produttore, conversando e creando un rapporto di fiducia che potrebbe portare il consumatore a recarsi i campi dell’agricoltore, per vedere e toccare con mano le caratteristiche di qualità dei prodotti. Il MERCATO DEL CONTADINO, oltre ad assicurare un buon risparmio per il consumatore, deve essere un modo per riscoprire la vita dei campi e del mondo rurale. Altri punti importanti di questo mercato sono la stagionalità e la produttività territoriale degli alimenti; queste due caratteristiche sono importanti in quanto contribuiscono a garantire un rispetto per gli equilibri naturali e soprattutto per la nostra salute.

Cresce l’interesse tra la gente per i mercati del contadino

 Il 92% degli italiani vorrebbe avere un mercato del contadino vicino casa per avere più possibilità di scelta e di acquisto e per il ben 86% è il rapporto diretto con il produttore a garantire la sicurezza dei prodotti alimentari.

Il 67% conosce e apprezza l’agricoltura multifunzionale, quella che consente alle aziende agricole, grazie alla riforma dell’agricoltura del 2001, non solo di produrre cibo, ma anche di offrire servizi, trasformare i prodotti e venderli direttamente ai consumatori.

“Il riconoscimento sociale conquistato dall’agricoltura è il frutto del lavoro di generazioni che ha permesso all’Italia di poter contare sulle campagne con 5.000 prodotti alimentari tradizionali censiti.

Tra i canali diretti di vendita dove acquistare prodotti agricoli: il 45% preferisce la fattoria, il 44% i mercati del contadino e il 35% l’agriturismo. I prodotti italiani sono considerati più genuini (per il 64%), rispetto a quelli provenienti da altri Paesi.

La frutta di stagione

Un elenco dettagliato mese per mese della frutta nostrana che troverete nei mercati del contadino:

 

GENNAIO

Questo è senza dubbio il mese degli agrumi. Arancia, mandarino, mandarancio e pompelmo non possono mancare, ma è anche un mese ottimo per mele e pere. C’è anche il kiwi, che è di stagione da novembre fino a maggio.

FEBBRAIO

Prosegue la stagionalità invernale e si confermano le indicazioni di gennaio con tutta la famiglia degli agrumi e il pompelmo che si destagionalizza a fine gennaio. Mele e pere sono ottime. Fanno capolino le mandorle fresche italiane.

MARZO

Il mese dei limoni. La notizia di marzo è che finisce l’inverno ed è l’ultimo mese ottimo per arance e mandarini, mentre i mandaranci escono di scena a febbraio.

APRILE

Il cambio del clima è annunciato dall’arrivo delle prime fragole: non sono gustose come quelle di maggio ma diventano di stagione. Ad aprile comincia anche la vera stagione dell’ananas.

MAGGIO

Finisce a maggio la lunga stagione delle arance e comincia quella delle prime ciliegie. Arrivano anche le prime meravigliose albicocche, gradatamente a cominciare dalle regioni calde, assieme alle nespole. Ultime scorpacciate di kiwi italiani e di mele, mentre le pere le abbiamo salutate ad aprile ma le ritroveremo tra poco. È il mese delle fragole.

GIUGNO

Albicocche, ciliegie, fragole (anche le fragoline di bosco), mirtilli, lamponi, pesche, prugne, susine e more di gelso. Con una tale abbondanza di frutta a giugno possiamo mettere da parte per un po’ le mele e le pere, che infatti in questo periodo vanno un po’ a riposo (la natura è meravigliosa con le sue compensazioni!). E non dimentichiamo le more di gelso, un frutto meraviglioso tutto da riscoprire.

LUGLIO

Rispetto a giugno, che già era ricco di frutti, luglio conferma tutto. In più troviamo l’anguria e il melone, i fichi fioroni (diversi da quelli di settembre), i lamponi e il ribes che a giugno erano solo all’ inizio. Tornano in campo le mele e le pere delle varietà estive. Ancora in gran spolvero i limoni. Ricordiamo fino alla fine del mese le more di gelso perché poi dovremo aspettarle un anno.

AGOSTO

È l’unico mese dell’anno in cui spuntano le more di rovo, approfittiamone. Ultimo mese di stagione per i frutti rossi (fragole, lamponi, mirtilli, ribes) e prime scorpacciate d’uva. La frutta che è regina nella dieta estiva ci regala il botto finale prima di congedarsi consegnandoci ai frutti un po’ meno vitaminici e un po’ più calorici dell’autunno.

SETTEMBRE

Continuano le pesche, le susine e il melone. Arrivano in pieno l’uva e i fichi, compresi i fichi d’india che trovate freschi e maturi solo a settembre. Continua fino all’inizio dell’autunno la stagione di prugne e susine e quella della Giuggiola.

 

OTTOBRE

Le primizie di ottobre sono le castagne, i primi cachi accompagnati dai caco mela e le melagrane.  Abbiamo abbondante l’uva e torna squisito il limone. Mele e pere ritrovano splendore e aumentano le varietà disponibili.
NOVEMBRE

Caco e caco mela sono al top, le castagne sono pronte anche in montagna e arrivano le noci. Ritroviamo il kiwi che avevamo salutato a maggio e con l’arrivo del freddo madre natura torna a regalarci le vitamine dei primi agrumi: arance, mandarini, mandaranci e pompelmi tornano di stagione, assieme al limone che a dicembre andrà a riposo. Mele e pere come sempre. Per variare ecco l’avocado, che a novembre e dicembre offre il massimo delle sue proprietà. Non scordiamo le Nespole invernali!

DICEMBRE

Arance, avocado, cachi, kiwi, mandaranci, mandarini, pompelmi e melagrane: chi può dire che dicembre sia avaro di frutta di stagione? In più ci sono i pompelmi e l’ananas al top della forma, con le mele e le pere delle varietà invernali.

Fonte idee geen

 

 

 

 

 

“I farmers markets”: Mercati del contadino

I farmers’ markets, o mercati degli agricoltori, sono esempi di vendita diretta dal produttore al consumatore che rispecchiano i principi della “filiera corta”. Essi nascono e si sviluppano per contrapporsi alla cosiddetta “filiera lunga”, nella quale, in termini generali, il prodotto agricolo è intermediato da uno o più operatori prima di poter esser acquistato dal consumatore (Sini, 2009). La filiera corta si sta oggi riscoprendo per l’importanza del rapporto diretto tra chi produce e chi acquista. I mercati degli agricoltori, nati per motivi non solo di ordine economico ma anche di ordine sociale, si prefiggono principalmente di:

  • incrementare la produzione agricola a livello locale, facendo nascere nuove aziende e promuovendo i prodotti locali;
  • dare agli agricoltori una via alternativa di commercializzazione;
  • permettere agli agricoltori e ai consumatori di trattare gli uni con gli altri, consolidando il rapporto di fiducia ed evitando intermediari;
  • fornire un forum di istruzione ai consumatori, insegnando loro, ad esempio, cosa è la certificazione del prodotto e come si ottengono i prodotti;
  • offrire opportunità educative agli agricoltori in materia di marketing;
  • migliorare la qualità della vita, vivacizzando i centri e le periferie delle città, inserendo anche attività ricreative nel mercato;
  • preservare il patrimonio agricolo e il ruolo storico degli agricoltori.

 

Fonte: Alessandro Bartola

Decreto leg. riguardante l’imprenditore agricolo

Decreto Legislativo 18 maggio 2001, n. 228
Orientamento e modernizzazione del settore agricolo, a norma dell’articolo 7 della legge 5 marzo 2001, n. 57
(G.U. n. 137 del 15 giugno 2001 – s.o. n. 149)

CAPO I – Soggetti e attività

Art. 1. Imprenditore agricolo

1. L’articolo 2135 del codice civile è sostituito dal seguente:
«E’ imprenditore agricolo chi esercita una delle seguenti attività: coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali e attività connesse.
Per coltivazione del fondo, per selvicoltura e per allevamento di animali si intendono le attività dirette alla cura ed allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso, di carattere vegetale o animale, che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o marine.
Si intendono comunque connesse le attività, esercitate dal medesimo imprenditore agricolo, dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione che abbiano ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall’allevamento di animali, nonché le attività dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l’utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell’azienda normalmente impiegate nell’attività agricola esercitata, ivi comprese le attività di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale, ovvero di ricezione ed ospitalità come definite dalla legge
».